Veronica Guerin

“Sono una giornalista. Nessuno spara al messaggero. Nessuno spara a un reporter”. Era il febbraio 1995 quando Veronica Guerin pronunciò queste parole. Solo qualche giorno prima, un sicario a volto coperto l’aveva gambizzata all’interno della sua abitazione, un cottage all’estrema periferia della Dublino nord. Lei, come tutta la nazione irlandese, ancora stentava a crederlo.
Veronica sapeva quanto fossero alti i rischi collegati alla sua professione. Sapeva bene come la sua vita fosse in pericolo. Ma aveva deciso di non fermarsi: intendeva proseguire le sue inchieste sul mondo del crimine. Con una determinazione, se possibile, ancora superiore.A soli 35 anni, Veronica era –senza più alcun dubbio- la più nota giornalista investigativa irlandese. I suoi articoli per il Sunday Independent, il maggiore domenicale dell’isola, da mesi portavano centinaia di migliaia di suoi lettori all’interno di “Gangland”, un oscuro agglomerato dove si concentravano i più temuti “baroni” del sottobosco criminale irlandese.Fu proprio al Sunday Independent che Veronica cominciò a occuparsi di crimine. Il fenomeno malavitoso aveva assunto, alla metà degli anni ’90, dimensioni veramente preoccupanti sull’isola, in particolare nella capitale Dublino e nelle città industriali di Cork e Limerick. Il criminale vecchio stampo, dedito ai sequestri e alle rapine a mano armata, aveva gradualmente lasciato spazio al narcotrafficante. In Irlanda poche gang controllavano capitali multimilionari, grazie al traffico di eroina, cocaina, cannabis ed ecstasy. La sola Dublino contava 15mila giovani tossicodipendenti (su una popolazione che non arrivava al milione). Il fallimento dello Stato, impegnato per decenni a combattere l’Ira, e da sempre focalizzato sulla secolare questione nordirlandese, emergeva in tutta la sua evidenza.Veronica capì tutto questo. Capì che avrebbe dovuto penetrare quel mondo, per raccontarlo e denunciarlo ai suoi lettori: “La situazione è molto seria. L’aspetto più grave è che in Irlanda non esiste una sola parrocchia che non conosca il problema della droga. Per questo quello delle droghe è diventato il problema principale, nel nostro Paese. Circola così tanto denaro nell’industria del narcotraffico… è davvero un’industria multimilionaria.Nel portare alla luce l’immensità del sottobosco criminale irlandese, Veronica Guerin mise nero su bianco gli identikit dei principali narcotrafficanti (pur non potendo nominarli, a causa delle leggi sulla diffamazione, tuttora in vigore), denunciò le rotte attraverso cui gli stupefacenti raggiungevano l’Irlanda, e rese noti gli immensi profitti di questi boss, illustrando nel dettaglio come il valore della “merce” arrivasse anche a decuplicarsi nel corso delle numerose transazioni. Non solo: Veronica espose pubblicamente lo stato fatiscente delle prigioni irlandesi, da cui letteralmente “evadevano” centinaia di pericolosi criminali, e rivelò come numerosi funzionari del fisco e degli affari sociali vivessero in un clima di terrore. Se avessero anche solo osato porre domande scomode a qualche boss, chiedendogli il perché di tanta ricchezza a fronte di profitti dichiarati pari a zero, rischiavano grosso.Infine, Veronica si fece sostenitrice di una proposta legislativa che trovò realizzazione solo dopo la sua morte: la creazione di un corpo interdisciplinare, che comprendesse agenti di polizia, del fisco, della dogana e degli affari sociali, in grado di confiscare qualsiasi proprietà ritenuta sospetta. In codice: CAB (Criminal Assets Bureau), un’agenzia statale che tra il 1996 e i primi anni 2000 arrivò a sequestrare proprietà illecite per decine e decine di milioni di sterline.Veronica Guerin, una giornalista che aveva fatto della “ricerca della Verità” la propria ragione di vita, fu uccisa il 26 giugno 1996. Due sicari la assassinarono lungo la Naas Road, una delle principali arterie stradali che dalla contea di Kildare conducono alla capitale Dublino. Sei colpi di pistola furono sparati da un killer attraverso il finestrino dell’auto, mentre Veronica attendeva il verde a un semaforo. La morte della reporter fu istantanea. Il patologo, professor John Harbinson, affermò qualche mese dopo, in tribunale: “la morte di Veronica Guerin è stata causata da uno shock e da una emorragia, sopraggiunti come risultato delle lacerazioni ai polmoni e alle arterie”. Il freddo e burocratico linguaggio medico poco può fare per celare il grado di efferatezza del delitto.Successive indagini accerteranno come a ordinare l’omicidio di Veronica Guerin sia stato John Gilligan, potente boss criminale della Dublino sud, che in soli due anni aveva messo in piedi un gigantesco impero di importazione e smercio di stupefacenti. Veronica stava indagando su di lui da diversi mesi: lei, come pochi altri, aveva intuito il reale calibro e la reale statura criminale di colui che tutti chiamavano “Factory John”. Una mattina del settembre del 1995 si era addirittura presentata a casa sua, decisa a porgli domande imbarazzanti in merito alle sue proprietà. In quell’occasione, la natura psicopatica di Gilligan si manifestò in tutta la sua violenza: il boss picchiò Veronica, procurandole ferite su tutto il tronco e al viso. La reporter, choccata, decise di denunciarlo. Il processo si concluse nel luglio dell’anno successivo con l’assoluzione del boss, a causa della morte dell’unica testimone: Veronica, che proprio Gilligan aveva fatto uccidere.
A Veronica è stato dedicato un film diretto da Joe Schumacher, che ho visto è che considero disarmante e stupendo...questa donna e molti altri sconosciuti rappresentano quegli eroi che oggi, come detto in precedenti post, cerchiamo, che vogliamo, gente che crede in un ideale, in quello che fa, che fa per altri...sino a dare la vita...questi eroi sono persone...come noi...in questo caso una giornalista irlandese che ha dato la vita per la verità e per i giovani. Grazie Veronica.



