L'Albatros

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giovedì, agosto 31, 2006

La carta igienica come diritto internazionale


I principî più elementari sono rigettati da molti. In alcuni casi cruciali ciò avviene quasi universalmente, con gravi conseguenze per l’umanità, in modo particolare per quanto riguarda i difficili problemi che ho in mente. Uno dei motivi di tale difficoltà è che questi principî, in campo morale, sono comunemente disdegnati da persone che hanno abbastanza potere per poterlo fare impunemente, essendo esse stesse a stabilire le regole.Abbiamo appena assistito a un esempio drammatico di come queste regole vengono stabilite. Lo scorso millennio è terminato, e il nuovo è iniziato, con una straordinaria ostentazione di autoadulazione da parte degli intellettuali occidentali. Costoro hanno elogiato se stessi e i propri governanti per avere inaugurato una «nobile fase» della politica estera con un’«aura di sacralità», aderendo per la prima volta nella storia a «principî e valori», agendo per «puro altruismo» e seguendo il richiamo di un «nuovo mondo idealistico determinato a porre fine alla barbarie» con un leale partner che capisce – egli solo – la vera nobiltà della missione, diventata ormai la «missione messianica di Bush di trapiantare la democrazia nel resto del mondo» (tutte citazioni da intellettuali e dalla stampa d’élite). Non credo che esista niente di simile nella storia, non troppo gloriosa, delle moderne élite intellettuali. Il traguardo più «nobile» raggiunto negli anni Novanta è stato una «rivoluzione normativa» che ha stabilito una «nuova norma negli affari internazionali»: il diritto degli autonominatisi «Stati illuminati» di ricorrere alla forza per proteggere dai mostri cattivi l’umanità sofferente . Il principio guida è elementare. Le norme sono stabilite dai potenti, in base ai loro interessi e con il plauso degli intellettuali responsabili. Queste norme sono un po’ come degli universali storici. In poche parole, il più forte comanda e fa la legge...se questa poi in seguito si dovesse rivelare non più utile al più forte, bum, via che la si cambia.
Ed è cosi che dalla fine della seconda G.M. ci si è affannati a creare l'Onu e un sacrosanto Diritto internazionale,il quale è stato sistematicamente violato proprio dagli stati che l'hanno voluto.
Ultimo esempio? Il principio della guerra preventiva da parte degli Usa.
tu mi fai paura...ho motivi di ritenere che tu mi possa danneggiare...bhè..ti bombardo prima io.
Anche un bimbo capirebbe che tale principio applicato da tutti comporterebbe la fine del mondo,allora,lo può applicare solo il più forte. ergo la sovranità di uno stato è relativa alla sua potenza militare ed economica, non proprio quello che dice il diritto e la giustizia.
Stiamo in materia di relazioni tra popoli, tornando in questa era globalizzata a una sorta di 'stato di natura', più elaborato certo,ma la legge del più forte è quella che prevale.
Spesso poi la teoria Bush dell'attacco preventivo nasconde interessi molto più ampi, che cammuffati dalla scusante umanitaria e difensiva, sono il vero motore dell'agire del più forte e prepotente. Il ciclo si ripete,in modo patetico, la pax Romana è ancora il fondamento delle nostre relazioni internazionali. Per questo l'Onu è solo merda che da uno stipendio a funzionari che altrimenti sarebbero in mezzo a una strada, un mostro che fagocita il 'diritto' che dovrebbe proteggere, un mostro che permette al più forte di usare il diritto come carta igienica.

Capitalismo e Socialismo-Europa e Usa

Sia la cultura europea che quella statunitense devono molto all’eredità dell’Illuminismo. L’Europa però – al contrario degli Stati Uniti – ha una più antica tradizione paternalistica e solidaristica che ha «mitigato» l’individualismo della Riforma e dell’Illuminismo. Negli Stati Uniti, invece, è come se i Padri fondatori avessero, per dir così, «congelato», come in un macchina del tempo, quello che accadde più di duecento anni fa nel bel mezzo della Riforma protestante e agli albori dell’Illuminismo. Noi americani siamo davvero puri calvinisti. Certo, non l’intero paese ma la maggior parte degli Stati Uniti è profondamente cristiana, profondamente protestante, profondamente calvinista. Credo che Lutero e Calvino si sentirebbero più a proprio agio oggi negli Stati Uniti che non in Europa. Siamo anche i campioni per eccellenza dell’Illuminismo. Prendiamo l’idea di mercato di Adam Smith. In America il mercato è davvero libero, senza restrizioni. Noi abbiamo messo pienamente in pratica l’idea liberale del commercio di John Locke.Il motivo per cui la Riforma e l’Illuminismo hanno avuto un così importante ruolo nello sviluppare le potenzialità del mio paese – terra fertile per queste idee – è che entrambe pongono al centro l’individuo. La Riforma afferma: «Ognuno è da solo di fronte a Dio». Non ci sono preti, non c’è una gerarchia strutturata come quella vaticana, non ci sono intermediari. Adam Smith dice: «Ognuno è da solo all’interno del mercato alla ricerca del proprio interesse personale». John Locke sostiene: «Ognuno è da solo di fronte alla natura». Dai più nobili ai più umili, tutti siamo da soli. E noi in America eravamo davvero da soli. La nostra particolare condizione storica ci ha fatto apprezzare molto queste due idee, sebbene per molti versi esse siano così diverse tra loro. La Riforma, infatti, afferma che l’uomo è destinato alla sofferenza su questa terra a causa del peccato originale e che otterrà la salvezza nella vita dopo la morte. L’idea illuministica del mercato sostiene invece la ricerca della felicità su questo pianeta e invita alla soddisfazione dei bisogni materiali. Erano davvero due idee profondamente diverse, come l’acqua e l’olio, ma noi negli Stati Uniti abbiamo trovato il modo di renderle compatibili, perché l’individuo era il cuore di entrambe.In Europa non era possibile che questa nozione di individualismo venisse accettata così per come si presentava perché si è trovata di fronte un’antica tradizione paternalistica e solidaristica risalente a duemila anni fa. La cultura cattolica è infatti «solidaristica». Ognuno è in relazione con ciascun altro.
Vorrei fare qualche osservazione sul fallimento dei referendum sulla Costituzione europea in alcuni paesi. Permettetemi di raccontare un aneddoto che riguarda mia madre, che ha 94 anni. Mia madre, a proposito della Costituzione europea, ha fatto questo commento: «È un libro grosso», ha detto, «questa Costituzione. Ma hanno votato su questa? Non capisco. Le ho chiesto: “Mamma, cos’è che non ti torna di questa Costituzione?”. E lei mi ha risposto: “Jeremy, in questa carta dei diritti umani fondamentali ci sono diritti di cui io non ho mai sentito parlare e ai quali non ho mai pensato”». Noi americani non abbiamo mai pensato ad alcun diritto oltre a quelli contenuti nel Bill of Rights [la parte della Costituzione americana che contiene i diritti fondamentali] contenuto nella Costituzione. E non c’è alcun americano che può immaginare che ci sia qualcosa considerata come un diritto, a cui noi non abbiamo mai pensato e di cui non abbiamo mai sentito parlare. Ho letto questa Costituzione ed è mortalmente noiosa. È vero poi che non dà sufficiente potere al parlamento europeo, ma certamente più di quello che aveva prima. La Costituzione avrebbe potuto essere un modo per rendere più efficiente il processo decisionale a Bruxelles. In fondo è stata fatta per questo. Non avrebbero dovuto sottoporre a referendum gli aspetti più tecnici e burocratici. Solo la carta fondamentale dei diritti umani avrebbe dovuto essere sottoposta a referendum. È vero che questa Costituzione è un po’ «ingombrante», ma almeno rende tutto un po’ più efficiente. Dire che è il demone dei demoni, che è un tentativo di portarci in un mercato neoconservatore, credo sia esagerato. E tutte le discussioni sullo sviluppo sostenibile e sui diritti umani dove le mettiamo? Andiamo! Penso che sia stato un errore dire di no. Però la cosa positiva del fallimento della Costituzione è che si è aperto un dibattito.
Mettiamo a confronto il modello sociale con il modello del mercato. Io suggerisco: prendiamo a prestito il meglio del capitalismo e il meglio del socialismo. Il socialismo ha forze e debolezze. La sua forza è la solidarietà. La sua debolezza è la dipendenza, il paternalismo e la perdita di iniziativa personale. La forza del capitalismo è la sua capacità di innovazione. Esso è patologicamente basato sull’interesse personale. La sua debolezza è che ciascuno deve bastare a se stesso, non c’è solidarietà e così si perde il senso della continuità nella società. Quindi perché non prendere la solidarietà del socialismo e la capacità di innovazione del mercato capitalista e non metterle insieme? Bisogna stimolare e premiare il mercato ma se lo si lascia completamente libero – come negli Stati Uniti – i vincitori prenderanno tutto, ci sarà un grande divario tra ricchi e poveri e il tessuto sociale si deteriorerà. Il problema principale del sistema capitalista è la sua incapacità di distribuire equamente i propri frutti. Bisogna trovare un sistema che tenga insieme la vitalità del mercato con la possibilità di una equa distribuzione delle ricchezze.

Jeremy Rifkin, l'Europa vista da un americano che vede il sogno della felicità più possibile nel vecchio continente, noi vecchi continentali ci crediamo?

Il secolo di chi?

Da più parti si sente dire che quello che è appena iniziato sarà il secolo cinese. Bene, io sono convinto invece che il futuro sia in mano all’Europa. Io penso che la Cina sia davvero in grossi guai, perché si sta dirigendo verso un regime completamente autocratico, centralizzato, gerarchico. Come si può pensare che un tale regime possa condurre questa generazione ad una coscienza globale? Non confondiamo la facciata con l’interno. Shangai appare grandiosa. Ma Shangai non è la Cina. Sì, forse 100 milioni di persone si trovano nella classe dirigente, ma altri 900 milioni sono sottoimpiegati, disoccupati, muoiono di fame nelle città e sono pronti a costituire una forza di rottura della società. La vera rivoluzione che sta accadendo e di cui nessuno vuole parlare è che l’automazione ha raggiunto livelli incredibili. Se ne parlava già negli anni Sessanta, ma era troppo prematuro e il dibattito si è esaurito. Adesso la fine del lavoro è qui e nessuno ne vuole parlare. Per quel che riguarda la Cina, di certo ha bisogno di una forza lavoro più piccola, come in ogni altro posto. Non possono certo competere con un costo del lavoro così basso mantenendo una forza lavoro così grande. Cosa hanno intenzione di fare con un miliardo di persone senza lavoro? L’Europa è nella posizione migliore per varie ragioni. Innanzitutto ha avuto una diminuzione della natalità che la rende «maneggevole», visto che la sua popolazione si attesta intorno al mezzo miliardo di persone. In secondo luogo ha i soldi perché non ha sprecato tutto nel debito come abbiamo fatto noi. Ha una buona bilancia e può contare sui risparmi delle famiglie. In terzo luogo ha delle infrastrutture da poter integrare. Infine ha un buon settore di sviluppo sostenibile. L’Europa può realizzare la terza rivoluzione industriale. Decentralizzando la comunicazione e convertendo il proprio sistema energetico all’idrogeno. Può realizzare la terza rivoluzione industriale ed esportarla nel mondo, come abbiamo fatto noi con il motore a combustione interna, il petrolio, il telegrafo, e il telefono nel XX secolo e, prima, con la locomotiva a vapore che utilizzava il carbone nel XIX.Dico questo perché sono convinto che i giovani europei siano attualmente nella migliore posizione per realizzare tutto questo nei prossimi 15 anni. Certo, questa occasione può anche essere sprecata, ma allo stato attuale l’Europa è nella posizione migliore. Come Europa, potete realizzare la terza rivoluzione industriale domani! E diventare il primo spazio transnazionale basato sul potere delle persone. Una terza rivoluzione industriale che sia basata sull’energia a idrogeno e che possa anche essere un fattore di democratizzazione del sistema economico.
Prendiamo ad esempio le regioni d’Italia. Perché fare affidamento sulle grandi compagnie energetiche invece che puntare su ciascuna regione? Ciascuna di queste venti regioni può iniziare a lasciare la griglia di partenza, sviluppare le celle a idrogeno e ottenere energia rinnovabile – solare al Sud, eolica lungo le coste, geotermica in Toscana – grazie ad una sinergia tra la società civile, l’economia locale, le banche, dal basso verso l’alto. Tutto questo farebbe prendere una paura del diavolo alle grandi compagnie globali. Finché la gente non si organizza dal basso c’è spazio per le compagnie globali. Lasciamo invece che le cooperative di produttori, i comuni, i governi locali nelle regioni, i consumatori creino una economia di scala che controlli il potere proveniente dalla posizione di forza del governo centrale.
Ma chi può fare partire tutto ciò? Come in un corpo un qualsiasi arto non compie movimento senza che il cervello lo voglia,anche la società europea deve sperare che il suo 'cervello' che la comanda,voglia per essa un nuovo futuro...
io & J.R.

Tecnologia umana,o umana tecnologia?


Il cambiamento della società degli ultimi decenni ha anche rivelato che la tecnologia può essere un fattore di asservimento invece che di liberazione per l’uomo. Questo perché l’efficienza è il valore principale e tutti vogliamo aumentare la produttività, con minor tempo e minor lavoro, energia e capitale possibili. La vita si sta disumanizzando. Persino nei sentimenti si cerca di massimizzare il risultato e minimizzare il tempo e il «lavoro».La qualità di vita richiede un tempo «aperto». Non si può essere, per dire, intimi o apatici in modo efficiente. Il paradosso è che la tecnologia è stata sviluppata per risparmiare tempo, per avere più tempo per noi, ma alla fine abbiamo di gran lunga meno tempo. Abbiamo inventato le e-mail per comunicare in modo più veloce e risparmiare tempo, ma adesso tutti scrivono e-mail e c’è una tale intensità di scambi che non ce la si fa a stare dietro a tutte le e-mail. Lo stesso vale per il cellulare. Tutti hanno un cellulare e ci si sente come se si dovesse stare sempre in contatto. Il più grave problema di questa generazione è lo stress. Stiamo iniziando a vedere le conseguenze dello stress in tutti noi: cancro, attacchi di cuore, diabete. Tutti siamo stressati, completamente stressati. Ora, la risposta a tutto questo è capire come la tecnologia possa essere usata per noi, piuttosto che mutare noi stessi in tecnologia. Come può la tecnologia essere innovata senza che diventi un sostituto della nostra vita? Come possiamo renderla una parte della nostra vita, senza che diventi tutta la nostra vita? Questo problema richiede un bilanciamento di valori tra l’efficienza, che è strumentale, e quella che io chiamo la self-efficiency, una sorta di efficienza del sé, interiore. Il tempo interiore non è mai efficiente, non è mai strumentale. Il tempo non è mai un mezzo per un fine.
Tecnologia, l'arte del pensiero, è nostra serva o anacronisticamente noi suoi schiavi?

Elaborato dalle teorie di J.Rifkin

martedì, agosto 29, 2006

Libano si Libano no.

Viva l'Italia, Viva l'Europa, Viva l'Onu e Viva la pace!

Queste sono state le ultime parole del ministro della difesa Arturo Parisi che hanno salutato la partenza da Bari delle nostre truppe militari (armate), le quali venerdi giungeranno in Libano per la missione di pace di cui tutti abbiamo sentito parlare.
Fino a Febbraio i nostri saranno sotto l'alto comando francese per poi prendere noi stessi le redini dell'intera missione, la quale è già costata alla nazione più di 200 milioni di euro.
Fin qui tutto bene...ho provato a rileggere il programma dell'Ulivo in campagna elettorale e oltre a non essere citate la maggior parte delle cose che il governo ha finora fatto,mi sembrava di aver letto un impegno a disimpegnare le nostre truppe nel mondo dai vari scenari di guerra,o cosidette missioni di pace.
In Libano c'è una crisi che minaccia di destabilizzare il medioriente, ma Israele che ha il 5° esercito più potente al mondo è davvero minacciato dalle milizie Hesbollah armate di razzi Katiuscha e Kalasnikov?
Non sono forse minacce più gravi quelle dell'Iran fondamentalista, della Siria ultra conservatrice,o di tutti i paesi arabo-musulmani che ancora non hanno riconosciuto lo stato ebraico?
E poi, in Libano ci si è affrettati tanto a mandare subito le truppe dell'Onu e in Palestina che sono 50 anni che si scannano?
Kofi Annan,uno che la sa lunga in fatto di campare a spese dell'Onu, ha fatto un giretto a Beirut e si è visto come il popolo la pensa di lui e di questa missione di pace.
Gli Stati Uniti si sono defilati in fretta,hanno altri problemi,e poi una loro presenza sarebbe ancora più mal tollerata dagli estremisti islamici e potrebbe incrinare i rapporti con paesi che con gli Usa fanno affari d'oro.
L'Europa come al solito è un idra a mille teste, mille pensieri,mille voci, non una sola intelligente proposta. Divisa come sempre.
Ma che cazzo è l'Unione europea?
La Francia,che non voleva partecipare è stata costretta dalle pressioni internazionali,e poi,aveva già delle truppe sul posto.
Restiamo noi.
Quelli della sinistra. La sinistra delle bandiere arcobaleno,dei girotondi,dei no incondizionati...l'occasione per pavoneggiarsi per D'Alema era troppo ghiotta,non poteva lasciarsela scappare.
Padoa Schioppa sta diventando scemo per fare quadrare i conti del paese,non ci sono soldi, nel nord 1 auto su 3 dei carabinieri è ferma per mancanza di benzina,stupri a go go, ma sono subito saltati fuori più di 200 milioni per la missione...spero che li abbiano presi dai fondi del ministero della difesa e non da tagli alla spesa sociale e sanitaria.
La destra? Triste come sempre negli ultimi tempi, stare zitti è la cosa migliore per Fini e Casini che si arrabattano per fottere la poltrona al supereroe di Arcore.
E se poi le cose vanno male? Se crepano altri italiani che pensavano di essere in missione di pace e che invece si trovano sotto il tiro dei mitra?E se prende fuoco la polveriera mediorientale e noi ci troviamo esattamente li in mezzo? E se...coi se non si va da nessuna parte...comunque mi chiedo : perchè?

Bene. Viva l'Italia, Viva l'Europa,Viava l'Onu e Viva le mozzarelle.

lunedì, agosto 28, 2006

Ceppa-Mastella


Ceppaloni,paese natale del più mattacchione,voltagabbana,democristiano e ignorantello dei politici italiani, Clemente Mastella, celebra il suo idolo. «Adriana, un caffè». Clemente Mastella, in bermuda e Lacoste, si è svegliato dalla pennichella pomeridiana. Il passo assonnato, scende lo scalone che porta al salone, e si appoggia su uno dei divani rifoderati in blu il luglio scorso, per il matrimonio del figlio Pellegrino. Il caffè arriva dalla cucina, assieme a un forte odore di peperoni al forno. «Li stiamo preparando con le salsicce per la festa di stasera (ieri sera, ndr) », spiega Sandra Mastella mentre mescola con le mani pezzi di carne e verdura in grandi teglie da forno e guida le sue cuoche.Sono le cinque del pomeriggio. Di lì a un'ora a Ceppaloni si celebreranno i trent'anni di attività politica del leader dell'Udeur. La sera prima, però, si è fatta in giardino un'altra festa: duecento invitati per celebrare l'onomastico della signora Sandra, i 29 anni del figlio Elio e, ovviamente, il ministro della Giustizia.Mozzarelle, piatti mediterranei e la stessa torta del matrimonio di Pellegrino (preparata dalla mamma). Ma, soprattutto, esibizione di Sandra Mastella in una tammorra scatenata, con musicisti e nacchere. Vestita di voile rosso la presidente del consiglio regionale della Campania ha trascinato tutti, persino il marito, sulla pista. «Ho fatto uno stage intensivo di tre giorni», ha raccontato.
Bellissime le feste di paese, ti senti a casa...capisco anche la cittadinanza di Ceppaloni, ma chi 'ceppa' sapeva che esisteva Ceppaloni se Mastella non andava in parlamento.....ma credo che festeggiare un politico del laidissimo e bassissimo calibro di Mastella, la dica lunga su quanto gli italiani ne capiscano di politica e orgoglio nazionale....

playstation 3...medicina in console

Playstation3, il nuovo spauracchio per le tasche dei genitori nonchè nuova macchina per fondere sempre nuovi cervelli,ha invece,anche un altro utilizzo,infattil la potenza e la precisione grafica della PlayStation 3 verrà al servizio della medicina. Sembra fantascienza, ma l'accordo tra vertici della Sony e un gruppo di biologi americani è già realtà. Tutto nasce dal progetto «Folding@home» (FAH), che tali scienziati stanno portando avanti per capire se e come una rete di computer può ricreare ed esaminare il modo in cui la struttura delle proteine, essenziale per le principali funzioni dell'organismo, si traduce nella presenza di alcune malattie degenerative come l'Alzheimer o il morbo di Parkinson.
Il gruppo della FAH ha ipotizzato che un network di PS3 possa arrivare ad avere la potenza di un supercomputer e che 10mila macchine collegate tra loro siano in grado di compiere mille trilioni di calcoli in un secondo. Il risultato sarebbe spaventoso: uno strumento quattro volte più veloce del computer più potente del mondo, il BlueGene/L System della IBM, in grado di effettuare 280,6 trilioni di calcoli al secondo. Alla base della messa in rete di una serie di computer c'è l'idea che un problema complesso può essere risolto dividendo il lavoro tra tanti «cervelli» elettronici. Insomma non tutte le Playstation vengono per nuocere.