Colombo il macellaio

VALLADOLID - Un despota che non aveva alcun rispetto dei suoi sottoposti e che fu rimosso dalla carica di governatore delle Indie a cause delle atrocità commesse sulla popolazione locale. È il nuovo ritratto di Cristoforo Colombo che emerge dai nuovi documenti scoperti a 500 anni dalla sua morte. Infatti da quanto si evince da questi interessantissimi manoscritti scoperti dall'archivista Isabel Aguirre negli archivi di Simanacas, vicino Valladolid, l'uomo che scopri l'America torturò continuamente i suoi schiavi e fece morire di fame i suoi sottoposti nelle colonie caraibiche che si trovavano sotto l'autorità spagnola. «La vita nella colonia in questi primi sette anni fu dura e terribile» afferma la studiosa. «Le persone, inclusi gli schiavi bianchi spagnoli, furono venduti nella piazza principale del paese, mentre altri che si erano macchiati di piccoli reati, come il furto di poche quantità di grano furono torturati terribilmente. Per esempio a un giovane indigeno che fu scoperto a rubare grano gli furono tagliate le orecchie e il naso, fu incatenato e divenne uno schiavo». Ma le torture non riguardavano solo gli uomini: «Una donna che sapeva delle origini proletarie di Colombo», continua la storica, «gliele ricordò durante una discussione. Bartolomeo, fratello del navigatore, tagliò la lingua della donna, dopo averla torturata e fatta girare nuda su un asino. Colombo più tardi si sarebbe congratulato con suo fratello per aver difeso l'onore della famiglia». Dalle 46 pagine di questi documenti, non solo Colombo, ma anche i suoi fratelli Diego e Bartolomeo, appaiono sanguinari tiranni, senza alcuno scrupolo morale. Tra le altre cose essi vietavano che i nativi del luogo fossero battezzati, così come i figli degli schiavi. «Il nuovo ritratto del navigatore», conclude Varela, «mostra un uomo fortemente avido e ingiusto e che purtroppo per sette anni inflisse dure pene ai suoi sottoposti e che fu destituito giustamente dal suo incarico di governatore delle Indie occidentali».











