L'Albatros

Salve mondo..questo blog,questo libero Albatros,vuol essere uno spazio per coloro che vogliono condividere idee,pensieri o più semplicemente la propria opinione,in modo libero,senza censure. Politica,attualità,filosofia,poesia,etica,passioni..vita..sono solo alcuni degli argomenti..affinchè gli estremi si congiungano,le idee si sublimino,per lasciare un frammento di qualcuno per qualcun'altro..ora a voi..un grazie a priori..a tutti

!SONDAGGIO! : Cosa ne pensate del decreto della Turco sulla droga? click here

sabato, luglio 22, 2006

Colombo il macellaio


VALLADOLID - Un despota che non aveva alcun rispetto dei suoi sottoposti e che fu rimosso dalla carica di governatore delle Indie a cause delle atrocità commesse sulla popolazione locale. È il nuovo ritratto di Cristoforo Colombo che emerge dai nuovi documenti scoperti a 500 anni dalla sua morte. Infatti da quanto si evince da questi interessantissimi manoscritti scoperti dall'archivista Isabel Aguirre negli archivi di Simanacas, vicino Valladolid, l'uomo che scopri l'America torturò continuamente i suoi schiavi e fece morire di fame i suoi sottoposti nelle colonie caraibiche che si trovavano sotto l'autorità spagnola. «La vita nella colonia in questi primi sette anni fu dura e terribile» afferma la studiosa. «Le persone, inclusi gli schiavi bianchi spagnoli, furono venduti nella piazza principale del paese, mentre altri che si erano macchiati di piccoli reati, come il furto di poche quantità di grano furono torturati terribilmente. Per esempio a un giovane indigeno che fu scoperto a rubare grano gli furono tagliate le orecchie e il naso, fu incatenato e divenne uno schiavo». Ma le torture non riguardavano solo gli uomini: «Una donna che sapeva delle origini proletarie di Colombo», continua la storica, «gliele ricordò durante una discussione. Bartolomeo, fratello del navigatore, tagliò la lingua della donna, dopo averla torturata e fatta girare nuda su un asino. Colombo più tardi si sarebbe congratulato con suo fratello per aver difeso l'onore della famiglia». Dalle 46 pagine di questi documenti, non solo Colombo, ma anche i suoi fratelli Diego e Bartolomeo, appaiono sanguinari tiranni, senza alcuno scrupolo morale. Tra le altre cose essi vietavano che i nativi del luogo fossero battezzati, così come i figli degli schiavi. «Il nuovo ritratto del navigatore», conclude Varela, «mostra un uomo fortemente avido e ingiusto e che purtroppo per sette anni inflisse dure pene ai suoi sottoposti e che fu destituito giustamente dal suo incarico di governatore delle Indie occidentali».

venerdì, luglio 21, 2006

e Platone ci insegna a ritrovare noi stessi...


Il termine Iperuranio indica letteralmente "il luogo sopra il cielo, sopra il cosmo fisico", ovvero un non luogo; in pratica, rinvia a un'immagine aspaziale e atemporale, a una dimensione squisitamente spirituale, metafisica.Nel Fedro, Platone narra come le anime, prima di incarnarsi e prima ancora della nascita dei corpi, cerchino con tutte le loro forze spirituali di contemplare, cioè di "vedere" in senso metafisico, tutto ciò che si trova nella "Pianura della Verità".E più le anime hanno contemplato, più hanno potuto scrutare il volto della verità, tanto più avranno dignità etica e consistenza d'essere.Detto in altri termini, l'uomo è uomo per la contemplazione della verità!Ma ecco il bellissimo passo platonico, quanto mai attuale per l'uomo d'oggi spesso prigioniero delle mode, degli anonimi "si dice", delle opinioni, dei pallidi riflessi della verità: "L'anima che ha visto il maggior numero di esseri è legge che si trapianti in un seme di uomo che dovrà diventare amico del sapere e amico del bello, o amico delle Muse, o desideroso d'amore. Quella che viene seconda, è legge che si trapianti in un re che rispetti la legge o in uomo abile in guerra e adatto al comando. La terza in un uomo politico o in un economista o in un finanziere. La quarta in un uomo che ama le fatiche, o in uno che pratichi la ginnastica o che si dedichi alla guarigione dei corpi. La quinta è destinata ad avere la vita di un indovino o di un iniziatore ai misteri. Alla sesta converrà la vita di un poeta o di qualcun altro di coloro che si occupano dell'imitazione. Alla settima la vita di un artigiano o di un agricoltore. All'ottava la vita di un sofista o di un corteggiatore di popolo. Alla nona la vita di un tiranno".

Come si vede non sono gli onori, le ricchezze, l'appoggio dei potenti a determinarci come uomini e a condizionare il nostro stare nel mondo, bensì il grado di contemplazione della verità e Platone questo l'aveva capito molto prima di noi...
Secondo voi, in un mondo come quello moderno è ancora possibile coltivare la propria anima, senza lasciarci condizionare dalle cose materiali (o comunque non reputandole come le più importanti)????? E' l'eterno interrogativo dell'uomo, essere o avere??

Nonostante sia una posizione un pò ignava, credo che la soluzione sia di coltivare l'essere e avere abbastanza per poter essere finalmente liberi di coltivare il proprio io!!

alla ricerca dell'Ulisse che c'è dentro di noi...


"Tutto ciò che incontrai nel mio andare ora fa parte di me.E quello che ho visto è una porta che si apre sul nuovo:e più vado avanti più vedo i confini lontani.È penoso fermarsi, darsi un confine, non splendere più,arrugginiti, perché si rimane inattivi.Fingendo che il vivere sia respirare! una fila di vitenon mi basterebbe; e non mi resta che un poco dell'una che ho.Eppure quel poco è un momento rubato all'eterno silenzio, e porta con sécose ancora da fare, e vile sarebbe per questi pochi annirestare in disparte con questo mio spirito grigioche brucia e che sogna ancora il sapere: la stella che cadelontano, là dove l'umano pensiero non sa immaginare"

Questi splendidi versi del poeta inglese Alfred Tennyson (1809-1892), dedicati a Ulisse, metafora incarnata del viaggiatore, esprimono, come solo la lirica sa fare, la condizione itinerante dell'uomo, la sua brama originaria di andare a cogliere la "stella che cade" oltre la linea dell'orizzonte. Ulisse decide di lasciare il regno al figlio Telemaco, per riprendere il mare, forte della sua "volontà di lottare, cercare, trovare e non cedere mai".Eppure, non sempre l'uomo accetta il rischio di riprendere il mare, di fare nuove esperienze, di mettersi nella condizione del viandante romantico, pervaso dallo struggente desiderio di cogliere l'infinito, l'Assoluto, pur nella consapevolezza della sua impossibilità. Coltivare l'Ulisse che è dentro di noi significa vivere pienamente la nostra esperienza di frontiera, la nostra strutturale ambivalenza, il nostro essere perennemente sospesi tra ignoranza e conoscenza, progetto e realizzazione, desiderio d'infinito, di pienezza di senso e sua impossibilità, almeno all'interno del tempo corruttibile. Lasciare il regno, nella nostra ottica, non significa però rinunciare agli affetti, alla stabilità dei legami, al nostro "regno" quotidiano, semmai vivere l'esperienza del viaggio all'interno di questo stesso "regno". La quotidianità emerge in tutto il suo grigiore solo in colui che non coltiva con cura, con amore, con vivo desiderio il suo Ulisse, poiché incapace di vedere con occhi sempre nuovi la realtà che lo circonda, i volti che ama; incapace di accrescere il suo sapere, di intensificare gli affetti, di rinnovarsi nella sua professione, di esplorare nuove modalità d'esistenza. Occorre una sorta d'unione mistica con la vita, e, per chi è animato da autentico spirito religioso, con l'Assoluto, al fine di concludere il proprio viaggio con la consapevole gioia di non essersi mai accontentati di visitare un solo porto. Ci sono, infatti, due tipi di stabilità:· La stabilità artificiosa di chi si è "trascinato" nella vita in modo ripetitivo, meccanico, freddo, impersonale;· La stabilità dell'anima propria di colui che ha raggiunto il perfetto equilibrio di sé, o, perlomeno, lo ha cercato, perché ha capito che solo rinnovandosi, acquisendo nuove esperienze, progettando nuove forme d'esistenza ha coltivato l'Ulisse che è in lui, insomma ha realizzato la sua vera essenza di uomo. Valgono, allora, più che mai, le stupende parole di Aristotele, contenute nell'Etica nicomachea: "Ma non bisogna dar retta a coloro che consigliano all'uomo, poiché è uomo e mortale, di limitarsi a pensare cose umane e mortali; anzi, al contrario, per quanto è possibile, bisogna comportarsi da immortali e far di tutto per vivere secondo la parte più nobile che è in noi."

Oltre le colonne d'Ercole... per non rinchiudersi mai in una visione stereotipata e data per scontata della realtà e della vita, per rimanere con la mente sempre aperta e curiosa anche verso una quotidianità che non è mai due volte esattamente la stessa... anche per una quotidianità che non sempre facile da affrontare...

e voi siete veramente sicuri di coltivare l'Ulisse che c'è dentro di voi, oppure vi fate incantare dal canto delle sirene?????

Testimonianza

Le file di sedie sono tutte occupate, la classe è schierata nel grande salone, ragazzi e insegnanti riprendono fiato.
Si è conclusa da poco la visita guidata nei laboratori della Comunità Casa del Giovane di Pavia.
Ogni ragazzo ha potuto vedere e constatare quanto sia fondamentale per gli ospiti della comunità lo strumento lavorativo e la conseguente acquisizione di professionalità, nonché l’osservanza di alcune regole (non troppe) sufficienti a comprendere l’importanza di alcuni valori, quali il rispetto per l’altro accolto e accompagnato nel suo cammino di ricostruzione, di sganciamento da condotte criminogene, di dipendenza da sostanze, tutto ciò attraverso le risorse faticosamente acquisite e messe in campo.
Il dibattito prende il via dopo la visione di un video, in cui Don Enzo Boschetti fondatore della comunità, pochi mesi prima di morire, con la parola piegata dalla sua malattia, disegnava il dolore incontrato nei tanti giovani raccolti ai margini della strada, le tante vite bruciate nella frazione di uno sparo, e la fatica sopportata per i tanti giovani liberati dalla droga, dalla necessità muta di sopravvivere in ginocchio.
Nel salone è scomparso il brusio disturbante, ora c’è tensione dell’ascolto, c’è voglia di capire, di confrontarsi, di accorciare una distanza, e c’è pure chi ha voglia di fare il maledetto per forza: “mi scusi, non sono d’accordo con lei, io fumo qualche canna, ma non sono certamente un tossicodipendente, credo che l’hascish non faccia male".
Gli insegnanti mi guardano interdetti, i ragazzi fissano sbigottiti il loro compagno, alcuni….sono rapiti da tanto…..coraggio.
La cosa che più colpisce non è la confessione pubblica come gesto di trasgressione, piuttosto è la smemoratezza per tutto ciò che pochi attimi prima hanno scoperto…impreparati totalmente.
“In questa comunità ci sono duecento ospiti, tra giovani, adulti, donne, provate a chiedere ad ognuno di essi, come hanno cominciato a fare uso di sostanze. La maggioranza di loro vi risponderà: con uno spinello, sì, proprio con una canna, e tu ci stai dicendo che non fa male.
Non c’è una droga che non faccia male, tutte le droghe fanno male.
Avete sentito le storie anonime, blindate, di tante persone ridotte a numeri, che in questa comunità stanno ritrovando dignità e umanità “.
Droghe leggere, droghe pesanti, quali allora le differenze, se a perdere sono sempre i più giovani, quelli che in leggerezza hanno iniziato e con pesantezza si sono perduti.
Non esistono le droghe “leggere”, esistono “le droghe”, e sono tutte da evitare.
I tempi mutano, noi cambiamo, e le droghe si misurano con le nostre debolezze, si ammodernano sulle nostre fragilità, cambiano abito mentale nelle nostre rese.
Così è stato venti anni fa per l’eroina-droga-protestataria, così è ai giorni nostri per la droga in pillole, quella che non consegna più gli uomini ai pugni dritti nello stomaco, ma rende i più giovani attori formidabili di storie inventate da scrittori invisibili.
Giovani rubati in corse folli contro il tempo che non basta mai, per poi rimanere inchiodati ai bordi di qualche rettilineo, o per buona sorte su qualche sedia a rotelle, fino a diventare vecchi per i rimorsi.
Il fumo delle sigarette brucia i polmoni fino a morire di cancro.
Il vino ubriaca fino a morire alcolisti.
Qualche spinello non brucia i polmoni, non rende alcolisti né drogati, ma in quel volo che fa ridere intontiti c’è la sonnolenza della ragione, c’è il via libera della stanchezza che non placca alla discesa, ma avventura senza attenzione, alla disavventura già prossima.
In questo salone si sta ripetendo un gioco antico, in cui si impone al sentire comune il valore del tollerare, tutto dentro una scrollata di spalle, piuttosto che la lotta che impegna duramente: tolleranza come possibilità di apertura a ciò che non è, che disamora verso ciò che non conosciamo, in molteplici risposte tutte pervase, conservate, protette, in parole valigia, come ha ben detto un mio caro amico, a capo di questa comunità.
Quel ragazzo recita la sua parte, lo fa talmente bene che è comprensibile non abbia consapevolezza di ciò che egli stesso è, per sapere cosa sta malamente offrendo agli altri.
Nella sua sfida c’è tutta la nostra fallibilità di genitori, di educatori, di società che rimane al balcone a guardare quel vuoto-male sussurrato o gridato, difficilmente individuabile a causa della nostra incapacità di intendere l’importanza di un’azione morale, come risposta personale a una circostanza, nelle scelte e nelle responsabilità che ne conseguono.
Quel ragazzo non ha ancora compreso la differenza tra una vocazione di bullo per forza, e il peso di un comportamento secondo coscienza, dove esistono coloro che esigono prevenzione.
Quel ragazzo disconosce che trasmettere la vita è un servizio, e riuscirci bene significa raggiungere una libertà interiore che sta a maturità.
Forse occorre scendere dal palcoscenico, dove i riflettori non colpiscono gli occhi, accecandoli.
Serve fare un passo indietro e comprendere che responsabilità e credibilità, provengono dal vissuto conquistato, sperimentato, dalla conoscenza delle lacerazioni e dagli ideali, non certamente da uno spinello, dalla droga.
Forse occorre imparare da chi sa rispettosamente amare.

Vincenzo Andraous
tutor Comunità
Casa del Giovane
Pavia 28-6-2003

L'economia malata


Banche, imprese e media. Il terno al lotto italiano. Le banche possiedono le imprese o più spesso i loro debiti. E quando sono troppi li trasformano in bond per gli affezionati clienti. Banche e imprese possiedono i media che ne esaltano le virtù. I grandi editori italiani si chiamano Tronchetti, Benetton, De Benedetti, Berlusconi, Luca Cordero. Figure emergenti dell’imprenditoreditorbancario. Individui dai super poteri. Onnipresenti nei consigli di amministrazione. In prima persona o, come ventriloqui, con i consiglieri indipendenti.Una matassa senza bandoli, nella quale ci sta tutto e il contrario di tutto. Gestita da una oligarchia che ha i debiti in azienda e i profitti sul proprio conto corrente. I media non possono giudicare le imprese e le banche che li possiedono, le banche non hanno alcun interesse a far fallire aziende partecipate e già fallite, le imprese in difficoltà usano le banche per trasferire il debito e i media per non fare emergere il collasso. Un triangolo delle Bermude, un’associazione di interessi, un buco nero in cui il cittadino scompare, l’azionista scompare, il lettore scompare. In piedi, solidamente ancorate al potere politico, rimangono sempre le banche. Le imprese, una dopo l’altra, vengono depredate. I media vivono di sussistenza statale, con le nostre tasse, e di pubblicità.C’è qualcosa di morboso, di malato, di film a luci rosse per manager sadomaso in questi legami. Perchè la banca non deve fare solo la banca, il giornale solo il giornale, l’impresa solo l’impresa? Perchè al posto di un’economia ci deve essere un sistema? Forse perchè non c’è più un’economia?

Fonte: Beppe Grillo blog

Impiccato da Dio?


"QUI si narra il segreto della rivelazione che Gesù fece parlando con Giuda Iscariota...". Così inizia la prima pagina di un fragile manoscritto in papiro che rilegge in modo radicalmente diverso la vicenda del "traditore" più odiato della storia e lo trasforma nel più fedele discepolo di Cristo; un documento straordinario che oltre a fornire inedite informazioni su Giuda Iscariota lo riabilita presentandolo come colui che consegna Gesù alle autorità su richiesta dello stesso Cristo: il Vangelo di Giuda.
Il traditore di Dio viene in questo vangelo , ritrovato da pochissimo e risalente a trecento anni dopo Cristo, riabilitato completamente...facendolo,anzi,diventare una sorte di 'chiave di volta' della Cristianità...Gesù avrebbe chiesto il sacrificio del tradimento a Giuda ed egli lo avrebbe accontentato, sacrificando la sua vita affinchè si compissero le scritture.
Bellissima interpretazione...Dan Brown ne farà un nuovo best seller di sicuro...
Questo vangelo è stato scritto 300 anni dopo Cristo quando la dottrina gnostica era imperante,non vi sono riferimenti storici esatti e nemmeno un autore certo...un vangelo interamente concentrato alla riabilitazione della figura di Giuda che però non ha nessun fondamento storico e religioso.
Ma è però interessante vedere come venga ribaltata la figura del traditore...Giuda da incarnazione della debolezza e dell'avidità umana, diviene egli stesso strumento di Dio...può esserci salvezza per chi tradisce?? Cristo, dice a proposito di Giuda,: ' sarebbe meglio per lui non essere mai nato' .

giovedì, luglio 20, 2006

Mahatma


"La violenza da parte delle masse non eliminerà mai il male."
"Non vale la pena avere la libertà se questo non implica avere la libertà di sbagliare."
"Devi essere il cambiamento che desideri vedere nel mondo."

Tre brevi citazioni della 'Grande anima' dell'India, il Mahatma Ghandi...
In poche parole, insegna come le grandi rivioluzioni sanguinarie della storia (francese,russa,cinese,ecc) siano sempre rivoluzioni comandate dall'alto e mai partite dal basso,il popolo è sempre lo strumento ignorante di una classe più elevata,e infatti, le rivoluzioni portano da una tirannia ad un'altra,più sottile,più leggera,ma chi mangia le patate il giorno dopo la rivoluzione ha sempre continuato a mangiare patate.
Insegna anche come la libertà sia anche nell'errore, la verità e la ragione a volte si trovano sbagliando e non come imposizione.
Bhè..l'ultima frase...se tutti la seguissero...oggi saremmo in un paradiso...

Wéngé o Rivoluzione culturale


La Grande Rivoluzione Culturale Lanciata nella Repubblica Popolare Cinese nel 1966 da Mao Zedong, già de facto estromesso dagli incarichi dirigenziali dalla dirigenza del Partito Comunista Cinese, era volta ad eliminare gli avversari politici di Mao nel partito, in particolare Deng Xiaoping 邓小平 e Liu Shaoqi刘少奇. In appoggio a Mao intervenne Lin Piao 林彪, ideatore e curatore della prima edizione del "Libretto rosso", una antologia di citazioni di Mao inizialmente utilizzato per fare propaganda all'interno dell'Esercito di liberazione popolare.
La Rivoluzione culturale era basata sulla mobilitazione dei giovani, universitari e non, che non fossero iscritti al partito contro le strutture del partito comunista stesso. Basi teoriche erano il pensiero di Mao sulle "contraddizioni in seno al popolo e al Partito" in cui il processo hegeliano di tesi-antitesi-sintesi non veniva a cessare con la presa del potere da parte dei comunisti, ma continuava incessantemente per evitare fenomeni di imborghesimento del partito stesso.

Ogni città, provincia, qualsiasi Unità di lavoro fu investita dalla critica radicale contro gli esponenti di spicco del Partito comunista. Questi erano costretti a autocritica e alle dimissioni. Sovente seguite da un periodo di rieducazione presso i villaggi contadini più sperduti.
In caso di resistenza da parte delle strutture del partito comunista contro i giovani rivoluzionari - generalmente chiamati "
Guardie rosse" anche se in effetti erano tantissimi gruppi autonomi con molti diversi nomi in lotta spesso anche fra loro, dato che il partito comunista aveva fondato sue proprie organizzazioni similari ma antagoniste - si ricorreva allo scontro fisico.
Vennero infatti torturati e uccisi migliaia di impiegati statali, professori, studenti non-violenti...insomma tutti coloro i quali in un certo modo potevano rappresentare lo stato...migliaia di giovani si macchiarono di crimini orrendi solo per lo sfizio di Mao di contrastare il partito da lui creato e, che non riusciva più a controllare. Parliamo degli anni sessanta-settanta...i protagonisti di questa 'rivoluzione rossa di sangue', sia vittime che carnefici sono tutt'oggi vivi...in Cina ovviamente,Mao è un dio, l'argomento è tabù...all'estero ci si prepara a fare entrare la Cina nel G8...

Melissa p icona della libertà?


La metamorfosi da icona sexy a icona laicista di Melissa P. non giova alla vendite, ma forse è una forma di espiazione per l’anima. Dall’oltre milione di copie vendute dai Cento colpi (di spazzola), alle 30 mila del testo di sfida al cardinale Camillo Ruini (In nome dell’amore), la caduta non è di poco conto. Il diavolo rende bene, ma per scontrarsi con l’acqua santa ci vuole un talento diverso da quello della quindicenne vogliosa di essere fottuta.
Appena dopo la fine della campagna elettorale 2006 è uscito In nome dell’amore, lettera aperta al cardinal Ruini sull’ingerenza della Chiesa nella sfera sessuale, un libro nato, afferma la scrittrice, «dalla rabbia quando, la morte di Giovanni Paolo II e l’elezione di Benedetto XVI hanno accentuato un fondamentalismo religioso che credevo esistesse solo nei libri di storia. Credevo che mai nella mia vita mi sarei ritrovata a dover combattere per i miei diritti di donna ».

Siamo nel 2006 e questa ragazza scrivendo un libro sulle sue orgie e scopate crede di aver difeso i diritti delle donne dalla terribile inquisizione di Giovanni Paolo 2° e Benedetto 16°???
Ma la cosa più demenziale della vicenda è che un partito politico che fa parte della attuale maggioranza di governo, che non voglio nominare per pietà,La Rosa nel Pugno, ha chiamato Melissa a presentare la sua lettera ,che invoca il diritto della donna a essere ridotta a puttana,nella sede del partito presentando Melissa come un icona libertaria e laicista...ma la rosa Melissa invece di tenerla in pugno, non è che se la metterà nel c...???

Vivere per morire o morire per vivere????

Temuta, invocata, contrastata, desiderata, rimossa, cercata, inaspettata, agonica, violenta, dolce, tragica, repentina... Noi e la morte, mai come in questi ultimi decenni, citando il filosofo francese Philippe Ariès, la morte è stata occultata negli ospedali, sottratta agli sguardi e cancellata dai riti per l'elaborazione del lutto. Eppure mai come oggi, regna il mito dell'eterno "giovanilismo", 60enni che vogliono sembrare delle ragazzine di 16 anni, non solo per esorcizzare qualcosa che ci perseguita tutta la vita, ma per renderla, almeno in apparenza, più lontana possibile. Ognuno, secondo me, dovrebbe avere la sua morte, e soprattutto, esserne pienamente consapevole, ognuno dovrebbe "fiorire da quella vita in cui ciascuno amò, pensò e soffrì" citando il poeta tedesco Rilke, ma purtroppo non sempre è così.

C'è chi muore desiderando di continuare a vivere e combatte questa "sfida finale" con le armi della scienza medica, talora prolungando le proprie sofferenze e chi, è costretto a vivere pur desiderando di morire. Terapie intensive e tecniche di rianimazione consentono di prolungare la vita oltre i limiti biologici, permettendo all'uomo di controllare la linea di demarcazione fra la vita e la morte, ma questo è veramente giusto??

Un tempo anche i bambini erano testimoni del processo vita-morte, ma, nel mondo occidentale questo aspetto della vita sembra quasi un tabù, semi-nascosto in una sorta di mito dell'immortalità oltre che della giovinezza. Davvero ci si può illudere di dimenticare la morte, di vincerla?? Forse, secondo me, con la fede sì, ma a questo proposito la maggior parte della gente è un pò scettica, il qui e ora è un "imperativo imperante"...

voi cosa ne pensate?? Avete paura della morte?? E' giusto "proteggere" i bambini da essa o è solo, come credo io, un'inutile ipocrisia?? Si vive per morire o si muore per vivere?! Domande amletiche che aspettano la risposta di tutti voi...

mercoledì, luglio 19, 2006

Donna o Danno 2006?


Costringere la propria moglie a pulire il pavimento di casa in ginocchio è un reato: significa umiliarla e vessarla. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione confermando la condanna per maltrattamenti in famiglia inflitta dalla Corte d'appello di Torino a un marito violento. A seguito di una denuncia della moglie, esasperata per il trattamento subito in anni di convivenza, l'imputato era stato accusato di una serie di reati tra i quali minacce, ingiurie e violenze nei confronti della donna e del figlio minorenne. Nel 2005 i giudici lo ritennero colpevole ma l'uomo presentò ricorso in Cassazione. La sesta sezione penale della Suprema Corte ha respinto l'istanza spiegando che la Corte d'appello di Torino ha giustamente «valutato come sintomatico lo stato di esasperazione in cui la donna versava dopo l'ennesimo litigio del marito che la umiliava e la vessava in tutti i modi, giungendo a imporle di pulire il pavimento in ginocchio come punizione dell'insufficiente cura che, secondo lui, la donna dedicava ai lavori di casa».

Non c'è dubbio che questa sia una condanna assolutamente giusta...ma, prendendo spunto da questo articolo del C.S.,in modo provocatorio, vorrei che si ripensasse al ruolo della donna oggi...nel nostro paese...
Intanto l'abissale differenza che c'è tra le donne del sud e quel del nord...le prime, madri devote e casalinghe frustrate..le seconde madri snaturate e manager in carriera...
La donna oggi in occidente vuole avere i diritti sociali dell'uomo senza sobbarcarsene gli oneri...donne che lavorano e vedono la famiglia e i figli come un'ostacolo,'i figli vanno bene,ma facciamoli crescere alle badanti rumene e filippine'...un pò meno soldi in busta paga e un pò più di ore in famiglia no?
Forse nel 2006 la donna si è stancata di essere donna????Cosa è la donna oggi? Madre?Manager?Perla della società o anello debole?

lunedì, luglio 17, 2006

Olanda: Partito pedofilo va avanti!


Tribunale respinge esposto contro la sua costituzione!

(ANSA) - L'AJA, 17 LUG - Un tribunale dell'Aja ha dichiarato irricevibile un esposto presentato contro la costituzione del partito pedofilo. Il procedimento era stato promosso dall'associazione Soelaas, che aveva lanciato una campagna per bandire il partito, e da rappresentanti di un gruppo di azione sulla sicurezza e l'educazione. L'esposto chiedeva il divieto di ogni attivita' ma gli argomenti presentati non sono stati considerati dal giudice 'sufficienti per bandire un partito'.
Questo vergognoso partito chiamato Nvd (Amore del prossimo, libertà e diversità), nato il 30 maggio 2006, ha tra i suoi obiettivi la liberalizzazione della pornografia infantile e i rapporti sessuali fra adulti e bambini. Ad van den Berg, 62 anni, fondatore del partito dice: "Vogliamo trasformare la pedofilia un argomento di dibattito"..
Non c'è però soltanto la pornografia infantile nel programma del Nvd, che propone la soppressione del Senato, della funzione di primo ministro, la legalizzazione di tutte le droghe, leggere e pesanti, e l'ergastolo per gli omicidi recidivi. E ancora, sì al sesso con gli animali, no ai maltrattamenti e la possibilità di viaggiare sempre gratis in treno per l'intera popolazione.
Quanto alla diffusione dei film porno, in televisione essi dovrebbero potersi vedere liberamente persino durante il giorno; soltanto quelli di contenuto violento andrebbero confinati nella fascia tardo-serale. L'educazione sessuale dovrebbe diventare materia scolastica d'insegnamento anche per i bambini più piccoli; una volta sedicenni, inoltre, tutti dovrebbero poter recitare nelle pellicole pornografiche o addirittura prostituirsi. Infine, assoluta libertà di circolare nudi in pubblico, ovunque e di chiunque si tratti.
Penso non ci siamo molti commenti da fare.
La mancanza di moralità e di valori sono le principali cause di idee folli e malate come questa, che porteranno alla rovina la nostra società.
Non so veramente dove andremo a finire.
Non possiamo però tacere davanti a certe pazzie! E pensare che la legge olandese tutela questo partito. Pazzesco!
A quando proposte di questo tipo anche in Italia? (l'ala più radicale della sinistra ha già in passato giustificato parzialmente comportamenti di questo tipo..)
La soluzione qual'è allora? Carcere.. troppo poco!
Castrazione.... forse!
Oppure un po'di gas...
Non bisogna avere nessuna pietà verso chi fa del male ai bambini.

domenica, luglio 16, 2006

Svegliatevi voi!!!


Sotto l'aspetto gentile di quelle dolci persone che vengono sempre a bussare alle nostre case tentando di salvarci mendiante le riviste di culto 'Svegliatevi' e 'Torre di guardia'...si nascondono dei poveretti abindolati e mentalmente raggirati da un organizzazione mondiale che si chiama Testimoni di Geova.
I Testimoni di Geova appartengono ad una comunità di origine cristiana fondata nel 1870 in Pennsylvania (Stati Uniti d'America) da Charles Taze Russell, e da un gruppo di studenti di sacre scritture ebraico-cristiane. Il nome viene ripreso da un versetto biblico in Isaia 43:10 "Voi siete i miei testimoni". Utilizzano il termine Geova per indicare il nome di Dio, forma italianizzata del nome biblico originale "יהוה" o "YHWH".
I Testimoni di Geova nopn riconoscono la trinità,Gesù sarebbe solo un semidio, il quale dal 1914 ha cominciato a regnare come re del celeste governo di Dio. (Dan. 7:13,14). Appena divenuto Re, Gesù scacciò Satana e i suoi angeli malvagi dal cielo scagliandoli giù nelle vicinanze della terra. Ecco perché dal 1914 le cose sono così peggiorate qui sulla terra. (Riv./Apocalisse 12:9, 12). Fino al 1995 si riteneva che prima che fossero morte tutte le persone della generazione che era in vita nel 1914 sarebbe sopraggiunta la battaglia di Armaghedon e la fine di questo sistema malvagio.
Noi stiamovivendo gli ultimi tempi,secondo le loro profezie, e solo 144.000 persone potranno salvarsi, secondo i loro calcoli.
I testimoni rifiutano le trasfusioni di sangue anche quando è in pericolo una vita,rifiutano l'uso delle armi e dunque,il servizio militare.

Chiunque tra loro decida di abbandonare la congregazione dei testimoni (gli abbandoni sono circa 40.000 l'anno), viene automaticamente,se non convinto con minacce e forzature a rinunciare, escluso dalla vita sociale ed economica...sono centinaia di migliaia i casi di famiglie rovinate,persone che ad un certo punto hanno perso tutto,lavoro,amici,figli,amore.
Spiegare in questo blog dettagliatamente tutta l'enorme 'bugia' di questa confessione inventata 2 secoli fa da un malato di mente americano, sarebbe impossibile...vi basti sapere che io stesso ho voluto conoscere personalmente i testimoni di Geova e confutando e conoscendoli ho potuto appurare che si basano su una bibbia completamente riscritta e mal tradotta,la quale letta alla lettera...è una vera e propria arma di massa per il controllo della mentre umana...comunque per chiunque volesse saperne di più..e in modo dettagliato,rimando a questo sito internet che in modo obbiettivo,veritiero e laico spiega cosa sono veramente i testimoni di Geova.http://www.infotdgeova.it/

Gesù stesso,prima di lasciare gli apostoli,avvertì che dopo di lui sarebbero venuti tanti altri falsi profeti che nel suo nome avrebbero predicato la verità...ma 'ciò che viene dalla carne torna alla carne, ciò che viene dallo spirito tona allo spirito.'

Non è questione di Pil


L'indice della felicità di ogni paese è frutto di un'indagine che ha messo a confronto le risorse utilizzate da un dato Paese con l'aspettativa di vita e la felicità dei suoi abitanti. La "rivelazione" è che alti livelli di consumismo non producono necessariamente altrettanto alti livelli di benessere (inteso come soddisfazione in relazione alla propria esistenza), e che è possibile avere al contrario una vita felice anche se frugale. Nel complesso, la strada che il nostro pianeta deve percorrere perché i suoi abitanti abbiano vite decorose nel limite della disponibilità delle risorse terrestri è ancora lunga.
La classifica dei Paesi più felici (l'Italia risulta 66°,gli USA 150°) :
1°Vanuatu

2°Colombia

3°Costa Rica

4°Dominica

5°Panama

6°Cuba

7°Honduras

8°Guatemala

9°El Salvador

10°Saint Vincent and the Grenadines

Che strano che i paesi in cui la gente risulta più soddisfatta siano quelli più poveri e meno tecnologici...infondo...nella tomba il cellulare non serve!

Fonte: Corriere d.s.