Pena ridotta nella sentenza d'appello per Cinzia Banelli e Laura Proietti nell'ambito del processo per l'omicidio del giuslavorista Massimo D'Antona.
La prima, che in primo grado era stata condannata a 20 anni, ha incassato 12 anni di reclusione. La seconda, che aveva ottenuto l'ergastolo, dovrà invece scontare 20 anni. La Corte, presieduta dal giudice Elio Quiligotti, ha invece assolto dall'accusa di favoreggiamento Stefano Benelli. Le due imputate rispondevano anche di partecipazione abanda armata, associazione eversiva e di alcune rapine di finanziamento compiute dalle Brigate Rosse tra il 1998 e il 2003. Nel dispositivo della sentenza si spiega che alla Proietti, condannata in primo grado all'ergastolo, sono state concesse le attenuanti generiche. Mentre alla Banelli è stata riconosciuta la «collaborazione» con gli organi inquirenti. La riduzione della pena è stata però giudicata «eccessiva» dal sostituto Procuratore generale Antonio Marini ha detto: «Il distacco tra la sentenza di primo e secondo grado - afferma - non riconosce la gravità dei reati commessi». Più duro il commento dell'avvocato della parte civile, Cristina Nichetelli che spiega: «Pene irrisorie. E' stata una sentenza troppo mite. E in particolare per la Proietti che ha preso vent'anni senza dire una parola». Si dice invece «soddisfatto» l'avvocato difensore della Proietti,Francesco Tagliaferri: «E' una sentenza equilibrata in cui stata riconosciuta alla mia assistita la 'dissociazione' negatadal giudice di primo grado. Lei si era realmente allontanata dall'organizzazione terroristica in modo spontaneo e autonomo». Diverso il commento di Luca Petrucci, difensore della partecivile: «Se è stata riconosciuta la differenza di posizioni si rafforza in me la convinzione che il rito abbreviato nei reati perseguibili con l'ergastolo è un'enormità. Il cittadino, la vittima, non accetta la eccessiva riduzione della pena. Bisogna in qualche modo cambiare la legge». Quello di oggi, mercoledì 28 giugno, è l'ultimo giudizio, in appello, per l'omicidio del professor Massimo D'Antona, avvenuto a Roma il 20 maggio del '99. Nel filone principale sono staticondannati all'ergastolo, tra gli altri, Nadia Desdemona Lioce e Roberto Morandi.Grazie alla collaborazione resa dalla Banelli e ribadita anche in aula nella rinnovazione del dibattimento è stato possibile disarticolare in modo pressoché completo l'organizzazioneterroristica delle nuove Brigate rosse. Nel dispositivo della sentenza viene disposta a carico dellaBanelli e della Proiette la liquidazione delle spese per la costituzione della parte civile e provvista una liquidazione di 5.300 euro ciascuno. L'assoluzione nei confronti di Stefano Benelli, è statapronunciata con la formula più ampia del «il fatto non sussiste». Dura la reazione del legale di Olga D'Antona, vedova del giuslavorista: «Se è stata riconosciuta giustamente la differenza delle posizioni - dice l'avvocato Luca Petrucci - questa sentenza rafforza in me la convinzione che bisogna cambiare la legge che disciplina i reati con pene da ergastolo che vengono esaminati ancora con il rito abbreviato. A mio giudizio bisognerà proporre a livello legislativo una modifica della legge».
La giustizia è fatta da uomini e come tale può anche sbagliare, ma a una vedova che rivendica giustizia chi ci pensa? A quella di un figlio rimasto senza padre, ucciso da due "nostalgici rossi" chi ci pensa?? Penso che a volte la legge dovrebbe essere più dura, intransigente, inflessibile e punitiva... ma la realtà è purtroppo ben diversa, ma non mi arrendo all'evidenza dell'uomo e vado avanti, sperando che un giorno qualcosa si muoverà... |
1 Comments:
in effetti l'omicidio è pur sempre omicidio... se è doloso l'ergastolo ci sta tutto
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